Le ville colognesi - Comune di Cologno Monzese

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Le VILLE COLOGNESI

 

 

Palazzo Sormani

 

Portico Villa Sormani

 

E’ presente nel catalogo delle Ville italiane, la sua origine risale al medioevo. Nelle mappe catastali anteriori al 1570 si presentava a pianta quadrilatera divisa in due corpi comunicanti con due portici e con numerosi scantinati, passaggi coperti e scuderie del palazzo nel vicolo a Nord del complesso. L’insieme del complesso e la fine fattura lo rende uno degli edifici più prestigiosi, di proprietà degli Andriani fino alla fine del '700, poi passato alla famiglia Sormani.

 

Gli Andriani insieme ai Besozzi, si spartirono quasi tutti i possedimenti del Monastero di Sant’Ambrogio in Cologno Monzese. Nonostante l’attuale situazione di degrado, l’intero complesso è una piccola perla incontaminata, una delle opere più significative nel centro di Cologno, vi si accede da piazza Mentana attraverso uno splendido arco d’ingresso. Nel Palazzo troviamo soffitti in legno e un episodio biblico “Giuseppe venduto dai fratelli” situato nella fascia coronaria, sopra un camino è dipinto Muzio Scevola. Nel loggiato sono riconoscibili lo stemma Scaligero e quello Visconteo. Nella residenza si trovava un “oratorio” esistente fino al 1803, dedicato alla Beata Vergine Immacolata, la cui pala d’altare fu trasferita nella vecchia chiesa parrocchiale. “Per le caratteristiche delle murature e per la localizzazione si ipotizza potesse essere nella zona posteriore lato nord-ovest dove attualmente è dislocato un fienile ripostiglio, lungo un vialetto che porta ai campi”.[9]

 

[9] ibidem nota [3]

 

 

Casa Biraga

 

 

E’ presente nelle mappe catastali dell’Archivio di Stato già dal 1500, situata in piazza Mentana adiacente a Palazzo Sormani, in origine era composta da un complesso di abitazioni e orti ricostruiti nel '600. Ora di proprietà della famiglia Arosio, apparteneva ad una delle più importanti famiglie nobili milanesi i Birago, di discendenza diretta dal ramo dei Misinto di Lazzate. Anche la famiglia Birago possedeva abitazioni e case coloniche in Cologno, oltre a numerose pertiche, orti e prati, fino alla seconda metà del '700.  Tra gli esponenti più illustri della famiglia troviamo Girolamo Birago (vedi paragrafo Personaggi illustri).

 

 

Villa Cacherano d’Osasco 

Villa Cacherano d'Osasco

 

Il complesso edilizio di Villa Cacherano, attiguo all’antica Pieve di San Giuliano, fu costruito dai Visconti alla fine del '600. La Villa, circondata da un complesso di cascine dell’epoca tardo cinquecentesca, è collocata all’estremità nord-sud, presenta una pianta rettangolare, con al centro un passaggio coperto e chiudibile che divide la pianta in due zone distinte. In epoca successiva venne effettuato il cambio della facciata principale e la creazione di un orto-giardino di fronte delimitato da un cancello in ferro battuto.

Risulta di proprietà dei marchesi Alfieri fino alla prima metà del '700, con il successivo passaggio di proprietà ai Visconti di Scaramuzza, nella seconda metà del '700, subì una profonda ristrutturazione. “Gli Scaramuzza ristrutturarono la Villa mantenendo lo stesso perimetro ma aprendo il portico in facciata nelle forme attuali neoclassiche, decorando con affreschi il portico stesso, caratterizzandolo con lo stemma visconteo tuttora visibile.” [10] Ai lati del portico partono le scale d’accesso ai piani superiori.

 

I signori Dell’Acqua, industriali della seta residenti in Milano, alla fine dell’800 e fino ai primi del '900 utilizzarono la Villa “come residenza estiva e per coltivazione agricola, in particolare gelsi e bachi da seta”.[11] I Dell’Acqua erano proprietari terrieri della zona, “possedevano gran parte dei terreni attorno alla Villa e tutta l’area dove attualmente si sviluppa via Dall’Acqua, che congiunge Cologno con San Giuliano. Tale via prese questo nome in seguito alla cessione dei terreni dai Dell’Acqua al Comune di Cologno Monzese intorno alla seconda metà del ?900.” [12]

I Dall’Acqua lasciarono definitivamente Cologno intorno al 1920 lasciando la Villa agli ultimi eredi indiretti i Cacherano di Torino che vendettero successivamente la Villa. La Villa è rimasta disabitata per anni e in una situazione d’incuria totale, mentre le cascine erano abitate fino a poco tempo fa da ex lavoranti dei dall’Acqua che hanno lasciato gli edifici in condizioni antigeniche.

Posteriormente alla Villa si sviluppava la zona boschiva del “Ginestrino” ove un tempo scorreva una roggia poi prosciugata in epoca recente.

Il Comune di Cologno Monzese ha espropriato tutta l’area e attualmente sta effettuando dei lavori di ristrutturazione e sistemazione delle aree pubbliche circostanti, realizzando altresì un auditorium all’interno dell’edificio storico. Si presume che i lavori termineranno entro il 2012.

 

 [10]  [11] [12] ibidem nota [3]

 

 

 

 

Villa Citterio

Villa Citterio

 

 

 

 

Villa Citterio “dalle mappe catastali del cinquecento appare come casa fortificata situata a chiusura dell’abitato, dislocata lungo il fontanile centrale; era denominata, sino al XIX secolo, casa del Ponte de Capitani d’Arzago,”[13] il che lascia intendere l’esistenza di un ponte fortificato che sovrastava il fontanile.

Costituisce un esempio architettonico particolare per l’assenza di una facciata rappresentativa verso l’esterno, e questo autorizza l’ipotesi che sia sorta sui resti del Castello di cui erano visibili i ruderi nel 1858. Presenta un’unica corte a pianta quadrilatera, nel settecento fu poi trasformata in palazzo residenziale con il restringimento della corte principale, l’apertura del portico sul lato nord e la realizzazione di una corte di servizio, la cascina.

Dal 1845 fu denominata “la ca’ de l’or” contestualmente all’apertura del laboratorio di passamaneria artigianale che restò attivo fino ai primi decenni del '900, la Villa passò poi successivamente in eredità ai Citterio. Il complesso, dopo un rilevante stato di degrado, è divenuto proprietà comunale, l’amministrazione ha provveduto alla sua ristrutturazione, attualmente la Villa è sede del Centro Anziani e i rustici sono adibiti a mini alloggi per anziani.

 

[13] ibidem nota [3]

 

 

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