Il fiume Lambro e il Parco della Media Valle del Lambro - Comune di Cologno Monzese

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Il fiume lambro e il parco della media valle del lambro

 

Il fiume Lambro chiamato dai romani "flumen frigidum", fiume freddo, riveste grande importanza nella storia di Cologno Monzese. Infatti in origine Cologno era denominata "colonea" e poi "colonia super lambrum".

Nel 500 lo storico Giorgio Merula così descriveva il nostro fiume "splendente per la perpetua chiarità delle acque e abbondante di ottimi pesci". Una delle ipotesi di origine del nome Lambro è dal greco "lampròs", che significa lucente, possibile allusione alle sue acque. Altra ipotesi è quella celtica da "ambe" o "ambes" che significa rivo. In dialetto Lambro è "Lamber" che nell'uso comune venne poi usato per indicare qualsiasi corso d'acqua.

A Cologno, lungo le sue rive un tempo si coltivavano i gelsi che venivano raccolti per la Filanda, allora l'acqua era pulita e le massaie vi lavavano anche la biancheria. Era anche luogo di divertimento, pochi potevano permettersi le vacanze al mare e il Lambro era il luogo di villeggiatura, il mare e la spiaggia di tutti quei colognesi che non andavano in vacanza. Durante i giorni feriali i ragazzi facevano gite lungo le rive del fiume, solitamente li portava il prete dell'oratorio, ma la domenica erano le famiglie che si sistemavano all'ombra delle sue rive, si poteva nuotare o tuffarsi da una roccia e andare in barca. Negli angoli più tranquilli si pescava in acque ricche di abbondante fauna ittica: i famosi "pessitt del Lamber" e i gamberi, che erano un'autentica prelibatezza, molto ricercata nei mercati milanesi. Tutto ciò avveniva fino agli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso.

 

 

 

 

 

 

 

Il percorso del Lambro

 

Il Lambro nasce alle pendici del monte Forcella, in località Pian del Rancio, nel Comune di Magreglio (CO) dalla sorgente Menaresta a una quota di 944 metri e scorre per 130 chilometri fino ad immettersi nel Po. Piccoli torrenti laterali alimentano il suo corso quando ancora è chiamato Lambrone, prima che si immetta nel Lago di Pusiano. All'uscita quando inizia il percorso collinare, anche le acque del Lago di Alserio confluiscono nei suoi argini.  Arricchito dalle acque di altri torrenti che vi affluiscono principalmente dal lato sinistro, come la Bevera di Molteno, quella di Briosco e quella di Veduggio, la Roggia Brovada e il Pegorino di Canonica. In questo vivace tratto collinare, circoscrivibile tra Erba e Lesmo, il fiume scorre in una valle naturale di origine morenica, dai caratteristici affioramenti rocciosi. Alcuni ritrovamenti geologici fanno supporre che il fiume generasse un altro piccolo lago, nei pressi del centro abitato di Agliate, di cui oggi però non rimane nessuna traccia visibile.

 

Infine attraversa Monza e arriva a Cologno e precisamente nella frazione di San Maurizio al Lambro, dopo aver attraversato la città di Cologno Monzese, incrocia il Naviglio Martesana ai confini di Cologno e arriva a Milano per proseguire poi il suo percorso nella pianura milanese raggiungendo le città di Melegnano e Sant'Angelo Lodigiano. Nei pressi di San Colombano, a Corte Sant'Andrea, conclude la sua corsa e si immette nel Po.

 

 

Il fiume Lambro incontra il Naviglio Martesana in una stampa d'epoca

 

I mulini del Lambro

 

I mulini, con le loro ruote idrauliche azionate dal fiume Lambro, ebbero un ruolo importante nelle attività economiche e produttive del territorio. La macinatura dei cereali, la follatura dei panni, la lavorazione dei metalli, le cartiere, gli oleifici, le segherie, per arrivare alle filande e alle tessiture, sono tutte attività che sono state alla base dello sviluppo del territorio lambito dal Lambro.

Tra il XII e il XIII secolo sono documentati anche il mulino di S.Tecla a Sesto e il mulino "de Spinareta" a Cologno. Attualmente ne esistono ancora 31, di grande interesse per i visitatori, essendo anche vicino a noi: il mulino della Cascina di Occhiate situato a Brugherio al confine con San Maurizio al Lambro, e il Mulino Colombo, che è uno dei 4 mulini situato nel territorio monzese.

“Il mulino di Occhiate, sfrutta l'acqua di una derivazione del Lambro detta Roggia Molinara. E' il mulino più antico della Provincia di Milano, essendo documentato con precisione fin dall’anno dall'anno 853, si trova in buone condizioni generali e conserva ancora due ruote, una di legno e l'altra in metallo che vengono azionate con l resto dei macchinari, ormai solo a scopo didattico”. [48]

Il mulino Colombo un tempo azionato dall'acqua del Lambro che scorreva all'interno dell'edificio, svolse la sua attività fino al 1969. La proprietaria Antonietta Colombo nel 1987 lo dona al Comune di Monza che lo ha restaurato e dal 1997 dato in gestione al Museo Etnologico di Monza e Brianza. Qui si trova il Videomuseo che raccoglie documenti sui mulini e sul fiume Lambro a disposizione, con l'utilizzo di strumenti informatici, di scuole e studiosi.

 

[48] ibidem nota [44]

 

 

 

 

 

Il Parco della Media Valle del Lambro

 

Una parte del territorio attraversato dal Lambro, quella cioè tra Erba e Monza che si snoda per 25 chilometri e si estende per più di 6000 ettari, è tutelata dal Parco Regionale della Valle del Lambro, istituito nel 1983.

 

Più recente è l'istituzione  del Parco della Media Valle del Lambro, è un Parco Locale d'Interesse Sovracomunale PLIS che a differenza di quello regionale, nasce dalla diretta volontà e su inziativa dei comuni interessati. Promosso con un protocollo d'intesa nel 1998 tra la Provincia e i comuni di Brugherio, Cologno Monzese e Sesto San Giovanni, il 30 aprile 2002 è stato riconosciuto dalla Regione Lombardia inizialmente fra i Comuni di Brugherio e di Cologno Monzese ed infine, il 14 ottobre 2003, la Provincia di Milano ha recepito l'ampliamento del parco nell’originaria delimitazione, con l’inserimento del Comune di Sesto San Giovanni. Il 14 luglio 2006 viene stipulata una convenzione tra i comuni di Brugherio, Cologno Monzese e Sesto San Giovanni per la promozione e gestione del Parco della Media Valle del Lambro.

 

 

Il Parco si estende, nel tratto tra Monza e Milano, per circa 300 ettari lungo il corso del fiume Lambro tra i tre comuni, a nord si collega, attraverso i terreni della Cascinazza, con il centro di Monza e poi con il Parco della Villa Reale; a sud confina con il parco del nuovo quartiere di via Adriano, e si collega, attraverso il Canale Martesana, con il centro di Milano; a ovest, attraverso il parco previsto sulle aree Falck in San Maurizio al Lambro, arriverà a poche centinaia di metri dal Parco Nord; ad est, sempre attraverso la Martesana, si collegherà al Parco Est Cave recentemente riconosciuto.

 

E’ una esperienza di governance di un territorio condiviso nella quale il Parco è parte intergrante delle strutture delle tre amministrazioni comunali.

Rappresenta quindi la connessione verde di un sistema articolato, formato dai centri di Milano, Monza, Sesto San Giovanni, Brugherio e Cologno Monzese e dal sistema dei parchi del Nord Milano. Questo sistema di parchi, comprendendo anche il Parco di Monza, ha una superficie territoriale di grande rilievo: complessivamente, circa 3000 ettari.

 

Quello del Parco della Media Valle del Lambro è un progetto che riguarda un territorio complesso, sfruttato e modificato da una storia industriale invasiva per circa 60 ettari, è formato da ex cave di estrazione e colline di scorie delle acciaierie Falk, e che somma le tipiche problematicità delle aree urbane congestionate ad altre come: il rischio idraulico in corrispondenza di un territorio di naturale esondazione del fiume, il pericolo rappresentato dall’inquinamento dei  terreni, sempre eredità di quella storia industriale, e  non ultima la necessità del riassetto paesaggistico di un territorio “violato”.

 

 

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